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Frammenti di inizio millennio.


 
Frammenti di inizio millennio:
mi sveglio e non so dove sono.
Non sempre sono a casa mia.
Ma è una fortuna perché così osservo il mondo, il mio mondo, con gli occhi, quelli di altri.
 
Le riviste di altri, la televisione di altri, le radio e internet…
tutto segue strade che non sono mie.
I libri non ci sono mai.
 
 
 
Mi capita un articolo sotto gli occhi.
Ho bisogno di alcuni minuti per capire che non si tratta di uno scherzo.
Che Barbara Palombelli, quando scrive della "dolcezza di confindustria", è seria.

 
2 – QUELLO CHE RESTA DELLA DOLCEZZA DI CONFINDUSTRIA…

Barbara Palombelli per "Vanity Fair"

Com'era dolce la Confindustria, prima di Emma! C'era una volta un'istituzione aperta, plurale, senza barriere politiche e/o ideologiche, dove s'incontravano gli economisti con i giornalisti, i professori con gli imprenditori – giovani e meno giovani, l'esperienza e l'ambizione – in un clima sereno, in luoghi meravigliosi come Capri, Santa Margherita Ligure, oppure nelle sedi austere delle associazioni sul territorio.

Ovunque si fosse, ci si chiudeva per giorni a discutere di futuro. C'era un giornale – Il Sole 24 ore – che andava a gonfie vele, e un supplemento domenicale che era la piazza italiana più seguita per il dibattito culturale. C'è ancora, per fortuna, una grande università, la Luiss (tenuta al riparo, in mani sicure come quelle di Piero Celli), che resisterà allo stress delle ultime polemiche.

Che peccato. Ci si attendeva, da una donna importante, con alle spalle un patrimonio di lavoro e di capitale così ampio, che l'Aquila di viale Astronomia volasse alta. Invece, si è ripiegata in un ghigno arcigno e piuttosto indecifrabile. I presidenti del passato erano riusciti quasi sempre a non sovrapporre i loro profili privati – con i relativi, inevitabili, problemi – quando parlavano a nome del meglio dell'impresa nazionale. E sceglievano, non a caso, dei portavoce adatti al dialogo.


Leggo il testo e non riesco a capacitarmi della cosa.
Della distanza che ci separa.
Non saprei da dove cominciare e dunque rinuncio anche se non riesco a scrollarmi di dosso l'immagine di questi meravigliosi uomini e donne che, al tramonto, sorseggiando un aperitivo appena alcolico si gustano il declinar del sole circondati dalla magia di Capri.
Mentre..
Discutono di milioni come io parlassi di dieci euro.
Parlano di strategie come io dovessi decidere che tram prendere.
In questo fervore culturale dove tutti si vogliono bene ed il clima è sereno.
In questa magica dolce istituzione aperta.
 
Davvero non saprei da dove iniziare.
 
 
 
Mi addormento, nel caso non stessi già dormendo, e mi risveglio a causa della televisione…
 

Il programma: "CERCO CASA DISPERATAMENTE".
 
Il format è semplice: una coppia cerca casa e si rivolge, indicando un budget di massima, a due "esperti del settore".
Faccio in tempo a vedere il secondo ed il terzo appartamento da visitare.
Il terzo, in particolare mi colpisce.
Firenze.
Centro storico.
Prezzo di vendita: 2.800.000 euro.
Due milioni e ottocentomila euro.
 
Ricordo ancora le parole dei due esperti mentre cercano di convincere la coppia.
"Siamo un po' fuori budget..ma non potevamo non mostrarvelo"
E stiamo parlando di un budget di partenza che sarà stato di circa 2.500.000.
300.000 euro di fuori budget.
 
"un po' fuori budget"
Se relativizzo non ci sono problemi: una lampada davvero bella costa 28 euro invece che 25.
E dov'è il problema?
 
Il problema sono gli zeri.
Non me ne frega un cazzo che loro siano fuori budget.
Il problema è il budget.
 
Solo che anche in questo caso diventa difficile realizzarlo.
Non ci riesco, non mi è possibile indignarmi.
 
Chiudo nuovamente gli occhi.
 
 
 
Li riapro alcuni giorni prima e sono sul blog di Daria Bignardi.

Dopo i fischi alla Festa del Pd, una riflessione sull’abuso di dissenso (e di parole)
Non è facile difendere Renato Schifani. Il nostro presidente del Senato, nonché seconda carica bla bla, non è mai stato un mostro di simpatia, per usare un eufemismo. E, a dar retta all’Espresso, ci sono elementi da chiarire nei suoi trent’anni da avvocato poi eletto nel collegio siciliano di Altofonte-Corleone con Silvio Berlusconi. Ma i fischi e i fischietti che alla Festa del Pd di Torino hanno tentato di zittirlo prima di un incontro con Piero Fassino no, grazie, not in my name.
I contestatori col fischietto in tasca che dicono «volevamo solo confrontarci» non fanno neanche ridere, tanto contribuiscono a incasinare e a far degenerare una situazione già incasinata. E fanno il gioco di quelli che considerano nemici. Già l’uso dell’espressione «nemici» fa pena. Neanche gli ultras che si menano in curva la usano più: gli avversari non sono nemici da eliminare ancor prima che inizi la partita. La rabbia dei cittadini è tanta, e non la si può ignorare facendo gli scandalizzati e basta, ma a forza di politica de panza dove siamo finiti? Le monetine a Craxi e le manette di Tangentopoli ci hanno portato dritti dove siamo: vi piace?
A molti piacerà, visto che la maggioranza del Paese ha votato questo governo. A parecchi invece non piace per niente. Poi ci sono gli altri: i talebani che il primo ministro lo vorrebbero in padella, con contorno dei suoi arrosto. E i talebani non mi piacciono per niente, anche se, a volte, nel buio della mia stanzetta, li sogno in padella anch’io, i nostri governanti, con un contorno di verdure alla griglia. Ma mi limito a pensarlo, o a farci qualche battuta col vicino di autobus. (Parentesi: forse l’espressione «discorso da autobus» andrebbe aggiornata, visto che in autobus non attacca bottone più nessuno perché stiamo tutti a spippolare sul telefono).
E anche se l’esempio che ci arriva dal Parlamento non va in questa direzione, continuo a pensare che la politica debba basarsi sul confronto e il rispetto, non su cappi e manette. Gli strumenti di dissenso sono svariati e il più concreto è il voto: usiamolo, al posto di fischietti e monetine, se non vogliamo tornare uomini di Neanderthal.
A proposito di uomini di Neanderthal, Maurizio Gasparri che sui fischi a Schifani dichiara «Insulti, odio e astio producono frutti velenosi» fa sorridere, anzi sghignazzare: ha parlato il Mahatma Gandhi. Detto questo, ha ragione. Persino lui, Dio mi perdoni. E noi vogliamo continuare a metterci nelle condizioni di dover dar ragione ai Gasparri? E, a proposito dell’a proposito, l’abuso dei termini «squadristi» e «fascisti» che molti – compreso Piero Fassino – fanno in queste circostanze: vorrei lanciare la proposta per un’altra campagna (oltre a quella per l’abolizione dell’espressione «discorso da autobus», oggi mi voglio rovinare): possiamo calmierare il termine squadristi e sostituirlo col più appropriato «imbecilli»? O – se imbecilli vi sembra troppo radicale – con «infantili e immaturi»?
A 15 anni, e persino a 20 – non posso negarlo – ci sarei andata anch’io alla Festa del Pd col fischietto. Poi si cresce, però.
 
 
Vorrei dormire ma il ronzio non passa.
Abbiamo anche gente che semplifica fino a questo livello:
"Le monetine a Craxi e le manette di Tangentopoli ci hanno portato dritti dove siamo: vi piace?"
Io pensavo che fossimo nella merda a causa dei compromessi e della real politik.
Ma ognuno la vive come vuole.
Dove siamo andati a finire invece con la politica tradizionale?
Dove sono finiti i diritti dei lavoratori grazie ai sindacati proni?
 
"Gli strumenti di dissenso sono svariati e il più concreto è il voto: usiamolo, al posto di fischietti e monetine, se non vogliamo tornare uomini di Neanderthal."
Gli strumenti di dissenso sono svariati?
Ehm…quali sarebbero di grazia?
Il voto, per la sinistra estrema, non è strumento di dissenso dato che, e ci arriverebbe anche un gatto, la legge elettorale li ha privati di una qualunque rappresentanza.
Evidentemente non lo è neanche per molti lavoratori.

Devo dire che è la fine però a trovarmi concorde.
"A 15 anni, e persino a 20 – non posso negarlo – ci sarei andata anch’io alla Festa del Pd col fischietto. Poi si cresce, però."
 
E ci si svende.
Congratulazioni.

 

 
 
Vado su repubblica e leggo le dichiarazioni di Marchionne – "Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell'utile operativo arriva dal nostro paese"
 
Però…
quando si dice collettivizzare il debito e privatizzare il guadagno!!
 
 
 
Torno a dormire.

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