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Howard Zinn: Una vittoria meravigliosa





Il 27 gennaio 2010, lo storico, drammaturgo ed attivista americano, Howard Zinn, è morto all’età di 87 anni. La sua luce brillerà nel futuro più remoto. Un nuovo mondo, socialmente giusto, dovrà molto ad Howard e ad altri come lui che hanno dato tanto di sé stessi per noi. – Lo staff di Znet.

Segue un estratto dal suo libro più recente, Una potenza i governi non possono sopprimere, pubblicato da City Lights Books, www.citylights.com. Alla fine di questo commento ci sono dei link ai vari necrologi per Howard.


In questo mondo delle guerre e dell’ingiustizia, come si fa a restare impegnati a livello sociale, impegnati nella lotta e restare in salute senza bruciarsi, senza rassegnarsi, senza diventare cinici?

Sono totalmente fiducioso, non che il mondo diventerà migliore, ma che non dobbiamo rassegnarci prima di aver giocato tutte le carte. La metafora è deliberata; la vita è una scommessa. Non giocare è come precludere ogni possibilità di vincere. Giocare, agire, è come creare almeno la possibilità di cambiare il mondo.

C’è una tendenza verso il pensiero che quello che vediamo nel presente è qualcosa che continuerà. Dimentichiamo che siamo stati spesso sorpresi dal crollo improvviso delle istituzioni, dai cambiamenti straordinari nel modo di pensare della gente, da eruzioni inaspettate di ribellione contro le tirannie, dal rapido crollo di sistemi di potere che sembravano invincibili.

Quello che salta fuori dalla storia degli ultimi cent’anni è la sua impredicibilità assoluta. La rivoluzione per rovesciare lo zar di Russia, in quel più lento degli imperi semifeudali, non solo spaventò i poteri imperiali più avanzati, ma colse persino Lenin di sorpresa, il quale corse a Petrograd in treno. Chi avrebbe predetto i cambiamenti bizzarri della Seconda guerra mondiale – il patto nazi-sovietico (quelle foto imbarazzanti di von Ribbentrop e Molotov che si danno la mano), l’esercito tedesco che attraversa la Russia, apparentemente invincibile, causando un numero colossale di morti, respinto alle porte di Leningrado, sul lato occidentale di Mosca, nelle strade di Stalingrado, seguito dalla sconfitta dell’esercito tedesco, con Hitler rannicchiato nel suo bunker a Berlino, aspettando la morte?

E poi il mondo post Guerra mondiale prendere una forma che nessuno avrebbe mai immaginato: la rivoluzione comunista cinese, la tumultosa e violenta rivoluzione culturale, e poi un’altra inversione di rotta, con la Cina post-maoista che renuncia alle sue idee ed istituzioni sostenuti con più fervore, aprendosi all’Occidente, abbracciando l’imprese capitaliste, sorprendendo tutti.

Nessuno prevvide la disintegrazione così rapida dei vecchi imperi occidentali dopo la guerra, né lo schieramento di tante società che si sono create nelle nazioni di recente independenza, dal socialismo benigno dei villaggi nel Tanzania di Nyerere alla pazzia dell’adiacente Uganda di Idi Amin. La Spagna diventò uno stupore. Ricordo un veterano della brigata Abraham Lincoln raccontarmi che non poteva immaginare il rovesciare del fascismo spagnolo senza un’altra guerra di sangue. Ma dopo la sparizione di Franco, nacque una democrazia parlamentare, aperta ai socialisti, comunisti, anarchici, a tutti.

La fine della Seconda guerra mondiale lasciò due superpotenze con le rispettive sfere d’influenza e di controllo, riveleggianti il potere militare e politico. Tuttavia, non furono in grado di controllare gli eventi, nemmeno in quelle parti del mondo considerate le loro sfere d’influenza. Il fallimento dell’Unione sovietica di imporsi sull’Afghanistan; la sua decisione di ritirarsi dopo quasi un decennio di interventi brutali è stata la prova più suggestiva del fatto che nemmeno il possedere le armi termonucleari è sufficiente a garantire la dominazione su un popolo determinato.

Gli Stati uniti hanno affrontato la stessa realtà. Hanno fatto una guerra totale in Indocina, conducendo il più brutale bombardamento della storia mondiale su di una penisola minuscola, e lo stesso, furono costretti a ritirarsi. Ogni giorno vediamo nei titoli dei giornali altre istanze del fallimento dei presunti potenti su presunti deboli, come in Bolivia e in Brasile, dove movimenti di base dei lavoratori e dei poveri hanno eletto nuovi presidenti che hanno giurato di lottare contro il potere distruttivo delle corporation.

A vedere questo catalogo di grandi sorprese, è evidente che la lotta per la giustizia non dovrebbe mai essere abbandonata per via del potere apparentemente sciacciante di coloro che hanno le armi e i soldi e che sembrano essere invincibili nella loro determinazione di tenerseli. Tante e tante volte, quel potere apparente si è rivelato vulnerabile alle qualità umane meno misurabili delle bombe e dei dollari: la fervore morale, la determinazione, l’unità, l’organizzazione, il sacrificio, lo spirito, l’ingegnosità, il coraggio, la pazienza – dalla parte dei neri di Alabama e di Sud Africa, dei contandini in El Salvador, Nicaragua e Vietnam oppure dei lavoratori ed intellettuali in Polonia, in Ungheria e nell’Unione sovietica stessa. Nessun calcolo freddo della bilancia del potere deve scoraggiare la gente convinta che la propria causa sia giusta.

Ho fatto il mio meglio nel cercare di uguagliare il pessimismo dei miei amici verso il mondo (succede solo ai miei amici?), ma continuo ad incontrare gente che nonostante tutta l’evidenza di cose terribili dappertutto, mi dà speranza. Dovunque io vada, io trovo tali persone, specialmente tra i giovani, nelle cui mani giace il futuro. Ed oltre la manciata di attivisti, sembrano esistere centinaia, migliaia e anche di più di persone aperte ad idee non-ortodosse. Ma tendono a non sapere dell’esistenza dell’uno dell’altro, e così, mentre resistono, lo fanno con la pazienza di Sisifo, spingendo in eternità il masso su per la montagna. Cerco di dire ad ogni gruppo che non sono soli, e che le persone scoraggiate dall’assenza di un movimento nazionale sono loro stesse la prova del potenziale per un tale movimento.

Il cambiamento rivoluzionario non arriva come un momento cataclismatico (attenti a tali momenti!), ma come una successione senza fine di sorprese che portano a zigzag verso una società più decente. Non abbiamo bisogno di impegnarci in azioni grandi ed eroiche per participare al processo del cambiamento. Gli atti piccoli, quando moltliplicati per millioni di persone, possono silenziosamente diventare una potenza nessun governo può sopprimere, una potenza che può trasformare il mondo.

Anche quando non “vinciamo”, c’è gioia ed appagamento nel fatto che eravamo coinvolti, con altra brava gente, in qualcosa di lodevole. Abbiamo bisogno di speranza. Un ottimista non è necessariamente uno spensierato, sdolcinato fischiettatore nei tempi bui. Essere speranzosi in tempi bui non vuole dire essere romanticamente stupidi. E’ basato sul fatto che la storia umana è una storia non solo di competizione e di crudeltà, ma anche di compassione, sacrificio, coraggio e gentilezza.

Quello che scegliamo di enfatizzare in questa stroria complessa determinerà le nostre vite. Se vediamo solo il peggio, questo distrugge la nostra capacità di fare qualcosa. Se ci ricordiamo quei tempi e quei luoghi – e ce ne sono così tanti – dove la gente si è comportata in maniera magnifica, questo ci dà energia per agire, ed almeno innalza la possibilità di cambiare la rotta di questo mondo che gira coome una trottola. E se agiamo, non importa in quale misura piccola, non dobbiamo aspettarci chissà quale grande futuro utopistico. Il futuro è una successione infinita di presenti, e vivere ora, come pensiamo che gli esseri umani dovrebbero vivere, sfidando tutto quello che c’è di male attorno a noi, è in sé stesso una vittoria meravigliosa.

La pagina ZNet di Howard:

http://www.zcomm.org/zspace/howardzinn

 

Articoli su ZNet in commemorazione di Zinn

di Peter Bohmer: http://www.zcomm.org/zspace/commentaries/4124

di Henry A. Giroux: http://www.zcomm.org/znet/viewArticle/23780

Amy Goodman intervista Noam Chomsky, Alice Walker, Anthony Arnove, Naomi Klein: http://www.zcomm.org/znet/viewArticle/23757

di Greg Ruggiero http://www.zcomm.org/znet/viewArticle/23759

di Paul Street http://www.zcomm.org/zspace/commentaries/4125

 

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