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“Il giornale”, la bellezza ed Arudhati Roy


Quando non c’è limite alla vergogna.
 
 
 
Il 21 maggio "il giornale" ci ricorda, con un titolo fortemente cinematografico, che nel mondo esistono donne che combattono per la propria libertà ma anche per quella degli altri.
E combattono per la giustizia senza curarsi delle conseguenze.
"Nuove eroine: belle, coraggiose, sole E maledettamente pericolose…"
 

 

 

 

 
 

 

 
 
Le persone citate sono diverse, molte mancano ma non importa.
Significativa però una delle figure prese in considerazione: Arundhati Roy.
Incollo integralmente la parte che la riguarda:
 
"Per battersi per ciò in cui crede si è raccomandata a una delle sue creature, il Dio delle piccole cose, il libro che le ha data tutto ciò che sognava, la fama, il denaro, l’amore della gente. Poi vada come vada. Susanna Arundhati Roy è la faccia dell’India che cambia e la faccia non poteva essere più bella della sua. Quarantotto anni portati da dio, carattere da dura, figlia di un’attivista cattolica che l’ha educata più alla libertà che all’obbedienza, prima di votarsi alla letteratura ha studiato da noi, restauro dei monumenti a Firenze, e non si fa spaventare da nessuno. In India, dove è diventata il simbolo della protesta, è stata arrestata, processata, insultata. Combatte il governo per colpa delle dighe. Dice: «Le dighe sono armi di distruzione di massa, armi che i governi usano per controllare la gente». Dovevano dare acqua e luce alle città, ma otto famiglie contadine su dieci non hanno accesso all’elettricità e 250 milioni di persone non hanno acqua. È bella, ricca e famosa. Chi glielo fa fare: «Non sono nata per chiudere gli occhi». E certi sguardi è un peccato perderseli."
 
 
Non mi sono inventato nulla.

"la faccia dell’India che cambia non poteva essere più bella della sua"
"quarantotto anni portati da dio"
"E‘ bella, ricca e famosa"
"E‘ certi sguardi è un peccato perderseli"

No, non sto leggendo una rivista di gossip.
Non è donna moderna o novella duemila.
E’ "il giornale".
 
Se Arundhati Roy avesse modo di leggere, ella stessa, le lusinghiere parole di Massimo Veronese certo ne trarrebbe gioia.
Solo che Veronese, che di mestiere fa il giornalista, non si lascia accecare da una simile bellezza e si e ci rammenta i motivi che lo hanno portato ad includerla nella lista delle "eroine maledettamente pericolose..:"
Dunque le poche volte in cui non è impegnato ad incensarla per la sua avvenenza ci racconta della sua battaglia contro le dighe.
Sta forse mentendo?
No, ci mancherebbe.
 
La sua lotta contro le dighe è memorabile.
 
Solo che omette di raccontarci altri elementi importanti, anzi fondamentali, di quella che è la sua visione del mondo.
Lotta all’imperialismo,percezione del terrorismo, questione nucleare, globalizzazione e molto altro
 
E’ queste non sono semplici desunzioni ottenute osservando quei bellissimi ed esotici occhi scuri.
Seppur meno prosaico della contemplazione dei bulbi oculari il metodo adottato per riuscire ad avere tali informazioni deriva dalla lettura di gran parte dei suoi scritti.
Prendiamo "Guida all’impero per la gente comune": la questione dell’imperialismo e dei suoi nefasti effetti emerge prepotente.
Oppure si possono ascoltare le innumerevoli interviste rilasciate dove non lesina commenti negativi nei confronti della presunta "guerra al terrorismo".
 
 

 

Nel maggio del 2004 ha ricevuto il Sydney Peace Prize per il suo lavoro nel campo sociale e il continuo sostegno alla nonviolenza. Nel gennaio 2006 le è stato conferito il premio della Sahitya Akademi per la sua raccolta di saggi "L’algebra della giustizia infinita", ma l’autrice lo ha rifiutato.

 


In Public Power in the Age of the Empire insiste nuovamente sulla tematica dell’imperialismo.
"La fine dell’immaginazione" è un violentissimo attacco alla politica di rafforzamento nucleare messa in atto dall’India.
 
In "Guerra e pace" discute di pacifismo in termini spiazzanti e complessi.
 
Molti degli articoli pubblicati su Internazionale parlano della globalizzazione e delle sue conseguenze.
 
Affronta la tematica dell’odio religioso.
In tutte le sue sfumature, difendendo anche le minoranze del suo paese come quella mussulmana.
Riportando a galla eventi che molti vorrebbero scordare.
 
Però sul giornale abbiamo scoperto due cose: porta i suoi 48 anni da dio.
E combatte contro le dighe.
 
 
Questo è il giornalismo italiano.
Una confronto impari tra gossip e mezze verità.
Dove è necessario omettere la sostanzialità di alcune tematiche a favore delle preferenze editoriali.
E dove questi buchi informativi vengono riempiti da allusioni estetiche di dubbio gusto.
 
Il punto non è Arundhati Roy.
Il punto è capire cosa vogliamo leggere.
Cosa ci interessa sapere.
 
Fino a che punto scavare… andando oltre una notizia che, scritta come è stata scritta, vale meno di zero.
 
 
 
 
Riferimenti:
 
 
Inoltre ricordo che il materiale disponibile su questa autrice è davvero ampio e su ZMAG e ZNET è possibile trovare informazioni su gran parte delle tematiche da lei affrontate.
 
 
 
 

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