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Il peso della morte in Afghanistan


Ho aspettato il giusto, il tempo che si placassero gli animi.

Troppo facile qualche giorno addietro parlare di Afghanistan e chiedere il ritiro delle truppe.
Troppo facile invocare l’amor patrio quando chi ci esorta in tal senso spesso ha le mani sporche di sangue.

Adesso sono trascorsi alcuni giorni e scopro che la rabbia non è mutata di una virgola.
Mi rendo conto che il giorno dei funerali di stato, osservando la bandiera italiana esposta su alcuni balconi, sono restato disgustato.
Cercherei termini più mediati se solo rispecchiassero il vero.
Ma non è così: io quella bandiera l’avrei nascosta.
L’avrei celata, dimenticata e se necesserio l’avrei anche bruciata.
Pur sapendo che bruciare la bandiera per molti è peggio che uccidere.

Dunque siamo arrivati al punto di essere anti-italiani se chiediamo un ritiro.
Niente di nuovo.
Forse, per quanto mi riguarda, in parte è vero.

Negli Stati Uniti Chomsky faceva notare come, in generale, il dibattito sul ritiro delle truppe spesso partisse da premesse dubbie.
I soldati americani morti facevano da unico ago della bilancia nelle scelte di politica estera.

Non era elemento decisivo, se non per pochi, il fatto che si ammazzassero anche civili stranieri nei vari tentativi di esportare la democrazia.

Negli ultimi anni si è intensificata, negli Stati Uniti, una politica militare che genera più morti civili e meno militari.
Gli attacchi aerei sono diventati una sorta di pratica "mantra proteggi militari."
E questo proprio perchè l’opinione pubblica si è dimostrata meno disposta ad accettare la perdita dei propri figli a causa di guerre in luoghi dimenticati o mai conosciuti.
(in tal senso vanno ricordate le polemiche sulla possibilità di fare riprese televisive delle bare dei soldati americani)
Questa politica ibrida che da un lato nascondeva i propri morti e dall’altro diminuiva il loro numero (aumentando quello dei civili) ha funzionato?
In parte si.
Gli Stati Uniti continuano ad esportare democrazia (o come direbbe qualcuno a "perseguire i propri interessi, multilateralmente dove possibile, unilateralmente dove necessario"*) solo che cercano di moderare i malumori dell’opinione pubblica utilizzando il più possibile strategie a costo zero (per i militari).

Gli italiani, da parte loro, provano a fare i cugini poveri.
Una sorta di "vorrei ma non posso".

Ma questa missione come sta andando?
Come dice anche il centro sinistra, non possiamo andare via, siamo andati per fare del bene.
Così gli italiani hanno anche imparato a mettere da parte la loro "proverbiale solidarietà": il problema non sono i morti afghani civili  (che gioverebbe ricordare non sono pochi e non muoiono solo per mano dei talebani anzi..).

Il problema non è la democrazia mai raggiunta (con elezioni farsa che adesso non vengono neanche più citate tanto sono state truccate. Un vergogna che la NATO vorrebbe dimenticare dato che doveva essere uno degli obiettivi cardine).

Il problema non sono i diritti delle donne (erosi da prassi e leggi avvallate dallo stesso fantoccio Karzai)..

Il problema sono sei soldati italiani morti.
Sei.


Quando nello stesso attentato sono morti 15 civili afghani che essendo tali, sui nostri giornali, a fatica risultano essere mai esistiti.

Possiamo vedere la foto di Simone con il basco di papà (uno dei caduti italiani).

Molti hanno pianto alla vista di quest’immagine.
"Quel basco in testa che stringe il cuore"
Isabella Bossi Fedrigotti merita un plauso per la sensibilità mostrata e per il coraggio espresso ricacciandosi in gola le lacrime davanti ad una simile straziante immagine.

Sono certo che abbia vissuto lo stesso trauma quando ha saputo di una bambina ammazzata dal contingente italiano in Afghanistan ad un posto di blocco.
http://www.zmag.org/blog/view/3272
http://www.zmag.org/blog/view/3127
Behnooshahr, questo è il nome della bambina ammazzata dai militari italiani.
Sono certo che lo ricorderà.

E’ finita qua?

No, troppo facile.

Mi riaggancio subito a dei dati, già diffusi.
Dal 1° gennaio all’ 11 settembre 2009:
732 morti sul lavoro
183.315 invalidi
732.624 infortuni, in Italia.
Dati Attac
http://www.gennarocarotenuto.it/10530-linfluenza-unarma-di-distrazione-di-massa/

732 morti sul lavoro dal primo gennaio.
Più di due al giorno.
Avete visto funerali di stato ogni giorno dal primo gennaio?
Avete osservato dibattiti prolungati ed accesi sulle norme di sicurezza nei cantieri edili?
Un palazzo in costruzione non è esattamente Kabul eppure ammazza con una puntuale precisione che lascia indifferenti.

Sarà forse il fatto che a morire spesso sono extra-comunitari (o romeni, che per molti è peggio) senza alcun permesso di soggiorno?
Sarà che preferiamo chiudere gli occhi sui nostri morti ammazzati (perchè quando la morte colpisce in modo tanto sistematico e prevedibile e non facciamo niente per fermarla questo è un omicidio) perchè non sono funzionali allo spirito patrio?

Quando giunge un lutto affrontare certi temi, parlare, anche solo esprimere un parere, potrebbe sembrare una mancanza di rispetto.
Gratuita volontà di provocare.
Spesso ci viene detto di interrompere la discussione, ci viene rammentato che bisogna essere uniti e non litigare.
Ci viene detto di fare silenzio.

Manifestazioni di piazza? Non sia mai.
Forse è giusto forse no.

Ma io so che quando non si parla di morte, di occupazione, di civili vittime di guerra… quando non se ne parla
non vuole dire che non stia succedendo.
E coloro che in altri momenti si stracciavano le vesti a comando, invocando il senso della patria, preferiscono tacere.

E’ questo il silenzio che ammazza più gente.
Ma questo silenzio non conta.

*Ex-segretario di Stato U.S.A. Madeleine Albright

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