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La morte della democrazia


Ci hanno promesso che le cose, per quanto ci riguardava, sarebbero andate meglio.
Se ci fossimo trovati nel cerchio dei fortunati le cose sarebbero andate meglio.

Le deportazioni non ci avrebbero riguardato.
Le irruzioni della polizia (senza mandato)sarebbero state per altri.
I pestaggi istituzionali avrebbero coinvolto cattivi dei quali sapevamo poco.
Le televisioni sarebbero state tutte uguali ma ci sarebbero piaciute, con tutti quei seni perfetti.
La sanità sarebbe stata per chi la meritava, ma noi con il nostro voto ed il nostro silenzio l’avremmo meritata.
La giustizia sarebbe stata più veloce ed efficace.
Per chi ne avesse avuto DAVVERO bisogno.
I centri di detenzione ci avrebbero resi sicuri.
Avremmo finalmente ritrovato una religione che potesse guidarci.
E non avremmo dovuto avere paura dell’altro e dello straniero perché lo straniero non sarebbe giunto.

Tutto sarebbe andato meglio.
Avremmo avuto uno stipendio, la sicurezza, il futuro.

Dovevamo solamente stare zitti.
Ed uccidere la democrazia.

O assistere in silenzio alla sua morte.


Io credo che esista un momento preciso in cui possiamo scegliere.
E dire che sono tutti uguali non ci solleverà dalle nostre responsabilità nel momento in cui dovremo votare.

O facciamo la rivoluzione o votiamo.
Ma scordiamoci di dire che non è colpa nostra.

 

 

 

 


Per queste elezioni in arrivo…

reinterpreto liberamente una frase straordinaria di un film non straordinario:

 

 

E’ così che muore la democrazia, tra scrocianti applausi.
 


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