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Sorrisi is Magic.


 

 

Ricapitoliamo:

 

la TIM da diversi mesi manda in onda una serie di spot sessisti che hanno come protagonisti una coppia di poliziotti (un lui e una lei) in azione su territorio statunitense.

In questi video Belen Rodriguez (e il suo immancabile compagno "uniforme scollata") risulta essere un mero strumento estetico finalizzato a destare l’attenzione del pubblico maschile.

Il suo "partner" umano -ma forse è concedere troppo anche in questo caso- è De Sica.

 

In quasi tutti gli spot la ragazza in questione viene ripresa, nel migliore dei casi, in posizioni ambigue.

Niente di sconcertante o nuovo fino ad ora. Non si parla di arte.

 

In precedenti spot, sempre con gli stessi protagonisti, la soubrette ha "interpretato" ruoli di insegnante, meccanico e babbo natale.

Mancava la soldatessa e alla TIM avrebbero certo fatto il pieno nell’immaginario maschile.

Ovviamente in tutti gli episodi la quantità di pelle lasciata vedere è sempre stata più che sufficiente per sensibilizzare con forza la tematica dello sfruttamento delle corpo delle donne in ambito televisivo.

 

In uno degli spot più recenti (nel quale viene aggiunto anche un tocco della migliore Italia: la zia che cucina!) viene mostrato un palese palpeggiamento da parte di De Sica nei confronti della Rodriguez.

 

Qualche reazione c’è stata.

Niente di trascendentale e certo niente di nuovo.

 

In un passato recente infatti erano state espresse delle perplessità per come le donne venivano "usate" in ambito pubblicitario.

Cito due esempi a riguardo ma sarebbero molti i casi.

 

Un cartellone pubblicitario "Dolce e Gabbana" nei quali lo stupro di gruppo se non legittimato certo non risultava essere un problema: un giovane maschio chinato su una ragazza, bloccata a terra per i polsi, mentre altri quattro giovani maschi stanno attorno guardando impassibili la scena.

Venne bandito in Spagna mentre in Francia suscitò polemiche.

In Italia per evitare problemi non arrivò mai.

 

 

Per restare in tema di polizia e stati americani si tentò di "utilizzare" anche un cartellone pubblicitario nel quale due donne venivano perquisite come solo in alcuni film si potrebbe fare.

(La marca? RELISH. Andrebbe scritto un libro su quello che successe dopo.

Si passò da rischi di rottura diplomatica con il Brasile a questioni legate a tematiche di genere)

Aggiungo a tal proposito -e poi non vado oltre con gli esempi- una delle scuse più esilaranti ed al contempo agghiaccianti date per giustificare la tematica del cartellone:

“Nello sviluppo della campagna pubblicitaria, ci siamo ispirati al famoso film Thelma & Louise”

dichiara Alessandro Esposito Amministratore Delegato di Relish. “Il nostro tentativo era

esattamente quello di sdrammatizzare le situazioni critiche rappresentate nel film e guardarle da

un punto di vista ironico.

Un punto di vista ironico.

Potete leggere queste ed altre perle sul sito aziendale.

 

 

 

In questa delicata dinamica dove la società italiana mostra di essere tutto tranne che sensibile alle questioni di genere (ricordate lo "stupro con i jeans"  o "palpatine legittime") si colloca la famosa pubblicità della TIM.

 

Cosa c’è di nuovo in tutto questo?

Niente, onestamente non c’è niente di nuovo.

 

 

Salvo che ….

dalla parte delle donne finalmente si è schierato un nuovo, capace alfiere.

Uno strenuo combattente per la libertà e l’affrancamento della donna dal giogo di una società fallocentrica.

Parlo di Alfonso Signorini.

 

Infatti il nostro, esplodendo in un moto di rabbia che solo dalle rivoltose (o rivoltanti) e indipendenti pagine di "TV Sorrisi e Canzoni" avrebbe potuto espimere, ha deciso di intervenire con forza contro questa situazione.

Ecco l’editoriale, disponibile anche nella versione cartacea.

 

 

Il titolo dello scritto?

"Non accetto la «palp-fiction» di De Sica"

 

 

Però! Non la manda a dire!

 

L’incipit del pezzo è di livello:

"Care lettrici, cari lettori, lo so, ce ne saremo accorti in due, ma a starmene zitto proprio non ci riesco."

Ci fa capire che non è una questione qualunque. Parliamo di principio.

 

Cito integralmente la parte finale "Ma vedere una donna trattata in quel modo e soprattutto vedere che Belen neppure reagisce a certe avances, ma incassa rassegnata, mi ha dato fastidio. Se per amore di gag la «strizzata» era necessaria, beh, avrei preferito che fosse seguita da un sonoro ceffone da parte dell’importunata. Come a dire: noi donne non abbiamo lottato anni e anni per niente. Se vuoi palpare, alza il tacco e vai da un’altra parte. Invece no. Stiamo attenti. Non si può legittimare una molestia con tanta superficialità. Neppure per l’anima del commercio."

 

E’ scatenato.

Non ha freni Signorini.

Basta con questa storia del commercio (!!!)

Mercificare i corpi e legittimare comportamenti gravissimi come le molestie?

Non ci sta Signorini.

Non possiamo accettare tutto solo per soldi.

Le "donne non hanno lottato anni per niente".

Stiamo attenti.

 

Attento certo lo è anche Signorini.

 

Che sa che la violenza del maschio nasce, tra le altre cose, con la somministrazione di immagini che legittimino, iterandosi ad infinitum, luoghi comuni nei quali le donne risultino essere poco più che merce.

 

Un Signorini consapevole che in una società maschilista che si nutre di sterotipi bisogna riuscire a non fare in modo di rafforzare tali stereotipi.

 

Che si rende conto che una "donna poliziotto", una "donna meccanico", una donna-qualcosa diverso da essere umano individuale è una prima di tutto una donna senza sostanza.

 

Un uomo di spessore dunque, un uomo consapevole e coerente.

 

_________________ 

 

 

Suo fratello gemello, quello cattivo, purtroppo però è meno incline ad affrontare in questo modo simili tematiche.

Non risulta su Wikipedia ma in realtà Signorini ha un fratello gemello.

Da un lato… l’ultra (!!!) femminista (!!!).

Sul versante opposto Darth Vader.

 

Ovviamente parlo del fratello che più volte a settimana è presente in televisione per commentare su Verissimo (programma di -intrattenimento culturale-) quanto accade nel mondo dello show-business.

Feroce ed attento nel controllare i costumi (letteralmente) intervenendo con facezie di ogni genere ove siano necessarie.

Prestando attenzione alla cellulite e a pelle a buccia d’arancia.

 

Un altro problema è che il gemello cattivo di Signorini concede al fratello buono di scrivere solamente l’editoriale per "TV Sorrisi e Canzoni".

Infatti, subito dopo queste "parole di fuoco" nello stesso numero di "TV Sorrisi e Canzoni" il servizio di punta, a cui dedicare la copertina, è niente di più e niente di meno che un reportage-intervista su "LA PUPA E IL SECCHIONE".

Un programma nel quale donne bellissime, seminude e presumibilmente stupide (o senza cultura) si incontrano con uomini brutti e presumibilmente arguti (o acculturati) per vedere se sia possibile far nascere una storia.

O quanto meno alzare lo share.

 

 

Se fosse necessario portare esempi di programmi che rafforzino gli stereotipi maschilisti sulle donne e ne mercifichino il corpo verrebbe spontaneo pensare ad un simile programma.

 

A dirla tutta anche il sito internet di "sorrisi" deve essere gestito dal fratello malefico perché la prima cosa che possiamo vedere nella pagina principale sono dei link a photogallery di donne bellissime.

Non viene sprecata neanche una dicitura che in qualche modo suggerisca che si tratta di foto-notizie.

 

Sono solo foto di ragazze, più o meno vestite. Nient’altro.

 

 

 

 

Allora?

Allora è tutto ok.

Perché, come direbbe Alessandro Esposito Amministratore Delegato di Relish, “Il nostro tentativo era esattamente quello di sdrammatizzare le situazioni critiche (…) e guardarle da

un punto di vista ironico.”

 

 

Ironia.

 

Lo penso anche io. 

E’ tutto quello che ci rimane.

 

Perché se ci pensa l’alfiere Signorini a difendere le donne prevedo tempi oscuri.

E ci sarà bisogno di tutta l’ironia possibile.

 

 

 

 

 

 

 

N.B. Ad essere onesti in passato già si era scatenata l’indignazione per uno dei video in questione.

La tematica davvero calda era stato il fraintedimento geografico legato ad una battuta di De Sica nel suo solito spot con Belen.

Certo non parliamo della libertà delle donne.

Ma sicuramente ci arriveremo. Prima o poi.

 

Con ironia.

 


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